Assignment 3

La lettura del testo mi ha lasciato un brulichio di riflessioni sconnesse in testa. Uno dei punti che mi ha conquistato alla lettura è quello in cui si nomina due delle conseguenze della scolarizzazione: conformismo e perdità della capacità di parlare con le cose vive. La mente vola, associa e porta a altro. Così che nella mia testolina ho pensato subito al campo e alla terra. Mi sono stupita nel trovare lo stesso identico riferimento subito dopo.  Ogni tanto il babbo mi porta a lavorare nel campo e per me è sempre qualcosa di rigenerante. La terra, lo sporcarsi di terra, fà percepire la vitalità della natura e il piacere primordiale di farne parte. E’ una percezione dell’ “esserci”; e sentire la propria esistenza viva e materica… fà semplicemente piacere.

Sono stata colpita dalla tesi secondo cui non sappiamo trarre vantaggi dal mondo on-line paradossalmente perchè abbiamo perso l’alleanza con la natura.     E’ vero che l’abitudine a dominare la natura ci rende antipatica l’idea di dovere adattarci, cercare quello che ci interessa e coltivarlo, cioè creare una propria “rete” senza un programma precostituito di conquista. Mi viene però da pensare che l’uso del computer contribuisce a questo allontanamento dalle cose vive, o meglio alla comunicazione con queste, mentre contribuisce alla loro dominazione.

Tutti su google map possono guardare la cartina di una città di cui non hanno mai visto nemmeno una foto, ma pochissimi dei miei compaesani conoscono i viottoli del bosco a 2 passi o la statua di Dante con una mano rotta vicino alla villa in restauro.  Ma soprattutto, questo va a riguardare le relazioni tra le persone.  Scambi di e-mail o di commenti sono semplici contatti. Possiamo risalire solo a frammenti di una persona con cui siamo collegati, frammenti spesso distorti.

Prima di iscrivermi a medicina ho fatto un hanno di filosofia a Pisa. Il professore di filosofia morale bistrattava i netlog dicendo che la rete mette in collegamento individui separati senza escludere il loro isolamento.

Quello che penso io, in sostanza, è che al computer bisogna starci poco. A questo mi porta anche un’indole edonista per la quale non scambierei mai la sensualità dello sfogliare e sottolineare un libro con una lettura davanti a quella luce sparaflashante (scusate il termine) priva del contatto fisico con la “cosa” letta.

Ho trovato però molto stimolante l’idea di un uso del cyber-spazio per la costruzione del PLE.

Posso partire da un’idea e da lì cercare nodi e metterli insieme. Posso partire da nodi isolati (persone, informazioni) e creare le mie connessioni.

Rimane il rischio che tanti singoli episodi comunicativi facciano perdere il senso dell’insieme. Esempio, osservo la cartina della città A e quella della città B, ma poi non so dire quale delle due è più a est o a nord. Il cyber-spazio può causare una perdita di abitudine alla riflessione. Allo stesso tempo dare un senso di iperattivismo.

E’ vero che apprendiamoveramente solo quando ci troviamo davanti qualcosa e reagiamo con un “toh! ma senti! che ganzo”. Il mondo on-line ci offre una quantità enorme di possibilità di fare “toh!”. E’ quindi un valido aiuto al nostro proprio personale percorso di apprendimento.

Il brano letto comunica una certa gioia dell’apprendere. Essere persone in corso di apprendimento non è essere come vasi da riempire. E’ un modo di vivere la vita con curiosità. Apprendere è sapere comunicare con le cose vive.

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