Tolstoj & Beethoven: La sonata a Kreutzer

Nel libro “Musicofilia” del neurologo Oliver Sacks, ho trovato un passaggio dedicato a Tolstoj. Si parla del suo rapporto ambivalente nei confronti della musica. Pur amandola a volte si rifiutava di ascoltarla perchè secondo lui “aveva il potere di indurlo a stati mentali fittizi: emozioni e immagini che non erano suoi nè sotto il suo controllo”. 

Nella “Sonata a Kreutzer” di Tolstoj (1891), il narratore uccide la moglie sedotta da un violinista, ma sente che è stata la musica così potente da alterare il cuore della donna.

Il narratore riflette così: “(La musica) non agisce in modo nè da elevare, nè da abbassare l’anima, ma in modo da eccitare l’anima. … La musica mi costringe a dimenticarmi di me, della mia vera situazione, mi trasporta in una situazione nuova, e che non è la mia. … La musica mi trasporta d’un colpo, immediatamente, nello stato d’animo in cui si trovava colui che ha scritto la musica. Mi fondo spiritualmente con lui e insieme a lui passo da uno stato d’animo all’altro. Ma perchè lo faccio, non  so.”

Dice poi riferendosi alla moglie che suonava col violinista “la sonata a Kreutzer” : “E mia moglie non l’avevo mai veduta come era quella sera. Quegli occhi scintillanti, quella severità ed importanza nell’espressione mentre suonava, e quell’assoluto liquefarsi e un debole, pietoso e beato sorriso dopo che ebbero finito“.

La Sonata a Kreutzer di Beethoven è stata composta nel 1803 e dedicata a Kreutzer, uno dei più affermati violinisti dell’epoca (non suonò mai questa pezzo dato il suo disinteresse per la musica di Beethoven).

Qui vi propongo caldamente l’ascolto di una parte del presto (l’ultimo dei 3 movimenti) con Marta Argerich al pianoforte e Ivry Gitlis al violino.

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